lunedì 5 maggio 2014

SONNO




Nel tuo sonno, al limite dei sogni, 
aspetto guardando in silenzio il tuo viso, 
come la stella del mattino che appare per prima alla tua finestra. 
Con i miei occhi berrò il primo sorriso che, come un germoglio, 
sboccerà sulle tue labbra semiaperte. 
Il mio desiderio è solo questo. 

Rabindranath Tagore

domenica 4 maggio 2014

PASQUA O EPIFANIA?


III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc. 24, 13-35)

La scena di Emmaus è un capolavoro di catechesi liturgica e missionaria. Vi è descritto l’itinerario di due discepoli che lasciano Gerusalemme illusi e delusi e vi ritornano per ripartire gioiosi e fiduciosi verso la testimonianza, perché sono stati incontrati dal Crocifisso-Risorto, spiegazione di tutta la Scrittura e presenza perenne tra i suoi nel sacramento del “pane spezzato”.
L’inizio del cammino è un allontanarsi dal Crocifisso. La crisi della croce sembra aver seppellito ogni speranza. Colui che l’ha fatta nascere, l’ha portata con sé nella tomba. Non bastano voci di donne per farla rinascere. Gesù raggiunge i due subito a questo inizio e chiede di spartire con loro domande e scandalo.
Ecco la prima tappa, quella del problema posto ad ogni persona dall’evento Gesù, il Crocifisso.
L’appello di Cristo ci raggiunge sulla strada della nostra fede incompiuta e della sua domanda.
Gesù non arriva di faccia, ma da dietro, come dice il testo greco, e cammina a fianco, da forestiero.
Il passaggio al riconoscimento ha bisogno della spiegazione delle Scritture. Solo il Risorto ne è l’interprete adeguato.
Il cuore riscaldato e riaperto dal segno della Parola spiegata implora il viatico di un segno più intimo, quello del pane spezzato. Gesù, però, sparisce.
La Chiesa non può trattenere Gesù nella visibilità storica di prima. Deve sapere e credere che egli è vivo con lei e la vivifica nell’Eucaristia. I discepoli capiscono e tornano a Gerusalemme per condividere con gli apostoli la testimonianza.
Emmaus è un capolavoro di dialogo confortante. Emmaus assicura tutti che, quando ascoltano la Scrittura nella liturgia della Parola e partecipano allo spezzare del pane nella liturgia eucaristica, sono realmente incontrati da Cristo e ritrovano fede e speranza.
Emmaus infine è l'Epifania (manifestazione) Pasquale.

venerdì 2 maggio 2014

LA TRAGEDIA DI SENTIRSI ABBANDONATI



Email inviataci da Vilian, risponde un volontario del Progetto Gionata


Salve a tutti cari fratelli e sorelle di gionata vi scrivo perché ho il cuore infranto. E non riesco a ricomporne i pezzi. Mi sento come se la speranza della possibilità di una vita felice mi sia sfuggita completamente di mano.

Io... ecco... una persona a me molto cara, con la quale ho avuto una relazione amorosa che poi si è tramutata in "solo" forte amicizia mi ha ripudiato. Era la sola persona che m'era rimasta su questa valle di lacrime che sembrava mi capisse e mi amasse per quello che ero.

Ma non era così, mi aveva ingannato per 5 anni. Per 5 anni il mio affetto verso questo ragazzo crebbe sempre di più, diventando sempre più maturo. Lui invece divenne sempre più egoista, senza che io me ne rendessi conto.


E' da 3 settimane che non lo sento e non lo vedo più... Ma la presenza di quest'immensa assenza ed intollerabile tradimento di lui verso di me per assecondare solo il suo totale egoismo, mi sta uccidendo...

Ne avevo perse altre di persone per me VITALI, nel corso della mia vita. I miei genitori quando avevo 10 anni (ora ne ho 26) e poi tutti quei pochi amici che avevo, per un motivo o per l'altro. Mi sento perduto.


Non so cosa fare... l'istinto mi dice che vorrei poter incontrare una persona davvero buona che possa redimere il male che si è venuto a creare dentro di me... ma esista una simile persona che possa far sentire la sua presenza benevola vicino a me e mondarmi con la sua luce? Come posso essere salvato ora che cammino dentro alle tenebre più fitte non so più dov'è la luce?


Mi rivolgo a voi perché ho sempre visto in voi (come insieme) qualcosa di saggio e buono al di là di ogni ideologia e credenza, e credo che anche voi come me avete sempre combattuto per cercare di portare luce nel mondo senza utilizzare nessun tipo di violenza (che con il bene non ha a che fare). Mi rivolgo a voi perché mi sento un po come un vostro fratello di viaggio... Vi prego, aiutatemi!


Vilian





La risposta...





Ciao Vilian, come non venire colpiti dalle tue parole e dalla tua richiesta d'aiuto. Come non cogliere nel tuo racconto tutto lo smarrimento dell'abbandono.

Purtroppo nella vita quotidiana quando una relazione, d'amicizia o di amore, s'interrompe all'improvviso e senza spiegazioni è naturale sentire sulla propria pelle quello sgomento che ora ti attanaglia.

Perchè questo? Non c'è una risposta che valga per tutti, sicuramente perché quando facciamo facciamo entrare una persona nel nostro cuore ci sentiamo doppiamente traditi quando ci accorgiamo che, più che un cammino a due, è stato solo un camminare vicini, ma neanche troppo.


Lo so sei turbato in questi giorni ma ti assicuro che passerà, il tempo è maestro in questo, l'importante è non chiudersi a riccio ma ricordare sempre che questa piccolo evento fa parte di quel lungo cammino di formazione e crescita che è la vita.

Lo so, tutto queste parole ti sembreranno solo frasi dette nel vento perciò facciamo un patto, risentiamoci tra un anno e vedrai che quello che oggi ti angoscia sarà allora solo uno sbiadito ricordo. Solo una tappa del tuo cammino, per costruire quella felicità piena che desideri e chiedi.


Perciò Vilian rimbocchiamoci le maniche, fai un bel respiro a pieni polmoni e vai, conosci altre persone, studia o lavora con impegno, partecipa a momenti di preghiera e di meditazione, fai pure qualche errore strada facendo ma anche tante cose belle.

Vivi Vilian, semplicemente vivi. Lo so non sempre tutto è facile, ma ricorda non sei solo, anche noi siamo in cammino come te. Sempre.


Un abbraccio forte forte






Un volontario del progetto Gionata

giovedì 1 maggio 2014

TGLFF


Eagle e il Professore presenzieranno oggi al "Torino Gay & Lesbian Film Festival".
In programma il cortometraggio di una persona molto speciale.



For Dorian
Non è mai facile per un padre affrontare i problemi legati alla scoperta della sessualità del proprio figlio adolescente. Soprattutto se il ragazzo è attratto da coetanei dello stesso sesso e ha la sindrome di Down come Dorian. Un delicato racconto di come si possa trovare il coraggio e la tenerezza di essere padri sino in fondo.


GNOCCHI LAVORATIVI


Festa del lavoro. La ricetta di questa settimana prende lo spunto da questa celebrazione. Una bella carrellata di gnocchi alle prese con arnesi e utensili. Ognuno fa il proprio dovere. E a noi piacciono gli gnocchi che lavorano, non è vero? 

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mercoledì 30 aprile 2014

UNA GRANDE FEDE



La serva entrò nella stanza e spense la luce della lanterna ad olio. Fuori cominciava ad albeggiare. Si avvicinò all’uomo addormentato sulla sedia accanto al letto e gli posò la mano sulla spalla: “Mio signore, svegliatevi, è già l’alba”.

L’uomo aprì lentamente gli occhi, appesantiti dal sonno, mettendo a fuoco il volto dell’anziana donna che gli sorrideva affettuosamente.

“Avete dormito ancora sulla sedia, padrone. E’ già una settimana che non riposate nel vostro letto. Vi ammalerete anche voi!”

“Rachel, come potrei dormire lontano dal suo giaciglio?” le domandò indicando la figura distesa nel letto, “potrebbe aver bisogno di me durante la notte”.

“Yehoyakin ormai è in queste condizioni da settimane, padrone. Dobbiamo rassegnarci alla sua malattia” ribatté scuotendo il capo tristemente.

Gli occhi del centurione si velarono di lacrime. Ormai piangeva di continuo, non mangiava quasi più nulla e la notte rimaneva al capezzale del suo amato che stava spegnendosi pian piano. Rachel era profondamente affezionata al suo padrone. Pur essendo un soldato romano, era un uomo buono. La maggior parte dei soldati invasori erano feccia, si comportavano in maniera violenta con loro, avevano ridotto in povertà tutto il popolo ebreo, esigevano tributi, razziavano i campi, depredavano il loro bestiame e violentavano le loro donne. Cornelio no, era un uomo buono e gentile. Per loro aveva fatto costruire persino una sinanoga, più ampia di quella che avevano prima. Pur essendo a capo di una guarnigione numerosa e persona importante agli occhi del governatore Pilato, nonché dotato di ricchezza perché figlio di una famiglia patrizia latina, egli si comportava gentilmente con la sua servitù e non aveva mai alzato le mani su di loro. Provvedeva a nutrirli e ai loro bisogni. Era bello vivere nella sua casa, era come se fossero una famiglia e Rachel si era affezionata a lui come se fosse suo figlio, quello che purtroppo non aveva mai avuto. Yehoyakin era ebreo, figlio della sorella di Rachel, che era morta l’anno prima. Il servo era di qualche anno più giovane di Cornelio. Di lui il centurione si fidava come di se stesso e sapeva che l’uomo gli era profondamente riconoscente. Il loro rapporto si era andato approfondendo sempre più: prima li legava una profonda amicizia, poi una mutuale devozione ed infine tra loro era sbocciato anche l’amore. Ora Yehoyakin era un “Pais”, che in ebraico ha il significato di amante di un uomo socialmente più elevato. Ma il nipote stava morendo e la donna pregava che la morte venisse presto a liberarlo della sua infermità. Stava soffrendo e faceva anche soffrire Cornelio. Rachel sapeva che presto si sarebbe ammalato anche lui se avesse continuato a trascurarsi a quel modo. La donna aprì la tenda per fare entrare un po’ di sole nella stanza, poi raccolse le cose che il padrone aveva abbandonato sul tavolo e si diresse in cucina. La cuoca, che era già al lavoro, si voltò verso di lei mentre stava tagliando delle zucchine: “Come sta?” chiese ansiosa.

“Come sempre, Miriam. Si sta spegnendo sempre più e Cornelio non lo lascia solo per un attimo. Si sta distruggendo anche lui” rispose passandosi una mano sul viso in un gesto di disperazione.

“Che situazione penosa” sospirò la cuoca. “Sai, mi hanno detto che quell’uomo di Nazareth, quello che dicono sia un profeta, sta arrivando qui in città”.

“Qui a Kefarnahum? E che ci viene a fare in questo posto sperduto?” domandò Rachel.

La cuoca non aveva una risposta e ignorò la domanda: “Dicono che faccia miracoli! Ha cambiato l’acqua in vino a Canaan, e ha guarito un cieco a Betsaida ed uno zoppo a Corazìn. Dicono che sia un guaritore”.

Rachel si animò immediatamente, poteva essere l’occasione giusta per poter guarire Yehoyakin: “Ti hanno detto dove è diretto?”.

“No, ma posso mandare Samuél a vedere se riesce a scoprirlo” propose Miriam.

“Andrà certamente alla sinagoga. Manda Samuél ad avvisare il rabbino, che lo faccia venire qui a casa del Centurione, è tempo che Eliah ripaghi il nostro signore per avergli donato il nuovo tempio”.

Rachel corse ad avvisare il padrone e la casa si trasformò immediatamente in un via vai di gente, furono pulite tutte le stanze e venne rigovernato il patio centrale, furono spolverati i mobili e lucidati i bronzi e gli ottoni degli ornamenti. Il centurione vestì la sua alta uniforme anche se non gli calzava più a pennello. Fu preparato il pane azzimo e la frutta più fresca, venne attinta l’acqua fresca al pozzo e preparato il vino migliore. Non avevano ancora finito di riordinare tutto che Samuél entrò a perdifiato dal portone: “Sta arrivando, sta arrivando!”.

Cornelio corse al portone per ricevere l’ospite, la servitù si mise appena dietro di lui in posizione schierata. Tutti speravano che Jeshùa fosse veramente un guaritore e non un cialtrone come tanti altri che percorrevano in lungo e in largo la Palestina.

Dopo un po’ di attesa snervante, dal fondo della strada finalmente arrivò un drappello di gente. Davanti c’era la scorta romana che Cornelio aveva inviato. Quando furono davanti al loro capitano, lo salutarono con il braccio destro alzato e si scostarono a lato.

Il rabbino Eliah si avvicinò a Cornelio e lo abbracciò affettuosamente, anche lui voleva bene al romano, non solo gli aveva donato una nuova sinagoga, ma era anche un uomo corretto e degno di rispetto: “Amatissimo figlio, ti reco in visita il rabbino Jeshùa di Nazareth come hai richiesto”.

Eliah si voltò e un uomo, tra quelli del gruppo, fece qualche passo verso il centurione. I suoi occhi si posarono in quelli di Cornelio e il romano fu come se vedesse il sole per la prima volta. Lo sguardo di Jeshùa sembrava leggergli nel cuore, si sentì letteralmente invaso dalla presenza di quell’uomo. La grandezza e la maestà del Nazareno erano palpabili, il soldato capì di essere una nullità nei suoi confronti. Eliah lo presentò dicendo: “Rabbunì, costui è Cornelio, centurione romano giusto e magnanimo. Egli ama la nostra nazione ed è lui che ha fatto costruire la nostra sinagoga”.

Jeshùa abbassò lievemente il capo in un cenno di saluto, poi gli sorrise.

Facendosi coraggio Cornelio si inchinò al profeta e disse: “Signore, non son degno che tu entri nella mia casa, ma dì soltanto una parola e il mio amatissimo Pais sarà salvato. Io sento che sei un uomo di potere. Anche io sono un uomo sottoposto all’autorità di altri e sotto di me ho dei soldati. Quando dico a uno ‘vai’, egli va, o ad un altro ‘vieni’, egli viene. Quando dico al mio servo ‘fa questo’ egli lo fa. Per cui ti imploro, rabbunì, salvalo”. Poi quell’uomo grande e grosso ma anche piccolo e insignificante, scoppiò in lacrime, inchinato di fronte a chi era più grande di lui.

Nessuno fiatava. Il silenzio aveva il dominio della scena.

Jeshùa era meravigliato dalle parole del soldato romano, finalmente dopo quello che sembrava un secolo si rivolse alla folla intorno a loro e disse: “Io vi dico che non ho mai trovato una fede così grande in nessun abitante d’Israele!” Poi si rivolse a Cornelio e gli sorrise nuovamente: “Ecco, sia fatto come hai creduto”.

Il Nazareno alzò il braccio indicando la porta della casa di Cornelio e tutti videro uscire Yehoyakin, ancora un po’ vacillante sulle gambe ma con un sorriso radioso. Il romano corse incontro al suo amatissimo uomo che era stato salvato da Jeshùa, figlio di Dio. Il Messia non li aveva condannati per il loro rapporto omoaffettivo, non era scappato scandalizzato, non li aveva maledetti o maltrattati, nè derisi e sbeffeggiati. Li aveva benedetti per la loro grande fede e per il loro amore. Cornelio e Yehoyakin si abbracciarono felici e si volsero verso il Salvatore.

L'uomo aveva già voltato loro le spalle ed aveva ripreso il suo cammino.