giovedì 21 marzo 2013

GNOCCHI AL SUGO D'ARIETE

Solita puntata culinaria settimanale per i nostri gustosi gnocchi. Oggi entriamo nel segno dell'ariete e vi propongo dunque questa ricetta con ingredienti nati esclusivamente in questo segno zodiacale.
Buona Primavera a tutti!

Ariete 21 marzo – 19 aprile

Roberto Bolle

Christopher Meloni
Michael Fassbender
Timothy Dalton
William Shatner
Steven Straits
Steve McQuinn
Sean Faris
James Caan
Terence Hill
Warren Beatty
Rupert Evans
Ewan McGregor

Richard Chamberlain

Marlon Brando
Miguel Bosé
Alec Baldwin
Anthony Perkins
Hugo Weaving
Sean Maher
Heath Ledger
Gregory Peck
Emilio Solfrizzi
Joel West
Russell Crowe
Kledi Kadiu
Dannis Quaid
Massimo Poggio
Brendan Moar
Luca Argentero
Luke Evans
Ettore Bassi
William Holden
Alessandro Preziosi

mercoledì 20 marzo 2013

ANIMALI ABITUDINARI

Sentii suonare il campanello all'interno del suo appartamento. La mia mano tremava e con un gesto di stizza me la rimisi nella tasca del giubbotto.

La porta si aprì e Ben era lì, che sorrideva. Lui sorrideva sempre. Non avevo mai preso in considerazione se potesse essere “a” me piuttosto che “con” me, perché non era così, per lo meno non con chiunque. Speravo che se qualcuno fosse a conoscenza della differenza, be’, quello sarei stato io.

"Ehi" mi salutò lentamente, continuando a sorridere, "Sei un po' diverso del solito. Non avevano la pizza ai peperoni stasera?"

Forzai un sorriso: "Non sarebbe sabato senza la pizza". Alzai la scatola: "Anche se ho dovuto risolvere da solo".

"L’hai fatta tu?" disse con una smorfia.

"Sì". Stavo ancora sorridendo, anche se le mie guance dolevano per lo sforzo: "Possiamo passare una notte senza intossicazione alimentare".

Si mise a ridere, ma non così forte come prima. Il suo sguardo mi seguì mentre andavo in cucina, strinse le labbra, come se avesse voluto dire qualcosa ma aveva deciso di non farlo. Questa era la nostra routine del sabato sera. Come al solito, ci facevamo una birra in cucina e ci mangiavamo la pizza mentre decidevamo dove andare per la serata. Avevamo fatto così per la maggior parte dei sabati per un lungo, lunghissimo tempo. Animali abitudinari, suppongo che ci chiamino.

Ben raggiunse il frigo e prese le birre, le posò sul bancone della colazione e si sedette sullo sgabello di fronte a me. "Allora, cosa c'è?"

"Niente".

"Scemo" disse, abbastanza gentilmente "Ti conosco da anni, Jason. Non sei lunatico. Non ti fai remore. Hai una mente chiara e onesta e parli quando è necessario".

"Non è che devo parlare per forza di qualsiasi cosa” risposi in modo un po’ spento. Mi diedi un calcio da solo mentalmente, non era così che volevo che andasse la serata. "Faremo tardi per il film se non ci muoviamo. Oppure potremmo guardare la partita, la trasmettono via cavo giù al bar..."

"Non me ne frega un cazzo della partita o del film". Era l'unico che riusciva a catturare la mia attenzione in quel modo. "Se qualcosa ti turba o ti infastidisce, di solito me ne parli. Quindi fallo anche stasera". Era un bravo ragazzo: sia percettivo che compassionevole, tutti i suoi amici lo dicevano. Ero così grato di far parte di questa ristretta cerchia di amici, che ogni tanto mi sentivo in imbarazzo da solo.

"Jason, sei così da un po' di tempo. È per il lavoro? Pensavo andasse bene quel nuovo contratto. Lavorare all'estero è una grande opportunità e, Dio mi è testimone, ti sei guadagnato quella promozione..."

"Un anno" ho ribattuto in fretta. Osservai la bottiglia di birra guardando una goccia di condensa che incideva la sua strada scendendo sul vetro verde.

"Mhhh?" Aggrottò un po' la fronte, ma ero sicuro che sapesse quello che intendevo. Come al solito.

"Starò via un anno".

Sospirò debolmente "Certo. Sei preoccupato per questo? Mi prenderò cura io del tuo appartamento, te l’ho già detto. Gli inquilini temporanei, le bollette… accidenti posso anche annaffiarti le piante di tanto in tanto, se vuoi".

Lo guardai di nuovo, questa volta lo sorpresi che mi guardava fisso. Il divertimento disegnava le pieghe della sua bocca, ma i suoi occhi erano stranamente vuoti. Cercai di ricordare se mi avesse mai guardato a quel modo altre volte. "Non posso esser calmo su questo, Ben. Non riesco a vedere le cose molto chiaramente come fai tu. Io non sono te".

Si accigliò di nuovo: "Non voglio che tu lo sia. Merda, questa è l'ultima cosa…"

"No!" Picchiai il pugno sul bancone e la bottiglia sobbalzò tintinnando. Maledizione. "Sai, a volte mi chiedo perché ci vediamo ancora, e così regolarmente. Io non sono per niente come te. Sono sicuro che avresti bisogno di un tipo diverso di routine; una specie di compagnia vivace. Questo mio distacco all'estero è una pausa giusta, credo". Rimase in silenzio, fu una mossa sbagliata perché mi incoraggiò ad andare avanti. "Solo perché ci conosciamo da anni non vuol dire che debba prenderlo per scontato. Siamo sempre stati onesti l’uno con l'altro". Ingoiai il nodo che avevo in gola. "Penso che sia giusto. Confesso che sono stato un egoista: ti ho trattenuto dal trovare altre – magari migliori – cose da fare nei tuoi sabato sera"

"Migliori?" La sua voce era molto tranquilla "In che senso?"

Voleva deliberatamente rendermelo più difficile?

"Le cose sono cambiate per me" risposi lentamente. E questa volta tenni il mio sguardo lontano dal suo viso: "Non ho accettato l'incarico ancora, perché non sono sicuro. Non credo di poter sopportare di star lontano così a lungo..." mi sfuggì dalla bocca e mi sentii immediatamente uno stupido.

"Solo un anno" mormorò.

"...Non sopporto di star lontano così a lungo da te!" Sbottai, per un momento la mia tristezza aveva eclissato ogni pensiero sensato che avrei dovuto avere.

Tutto quello che sentii in risposta fu un sussulto di respiro. Nessuno di noi si mosse. La pizza era sul bancone tra di noi, la scatola ancora chiusa. Ben odiava i peperoni freddi, lo sapevo.

"So quello che dirai" continuai. La mia voce suonava come se provenisse dallo spazio cosmico. "L'hai già detto quando te ne accennai la prima volta. Che si tratta di una possibilità di cambiare la mia routine, di trovare nuovi orizzonti, nuovi amici... forse anche nuove relazioni ". Fu la prima volta che parlavo di queste cose personali, lo avevo fatto altre volte ma per prendermi in giro. Credo abbia pensato che avessi una specie di crisi.

Forse l’ho avuta.

"Ma io non voglio nessun altro". Feci una pausa. Volevo sapere ciò che pensava? Oppure avevo paura di scoprirlo? Fissai i tovaglioli di carta piegati sul bancone e la piccola pozza alla base della bottiglia. Ovunque, ma non lui. "C’è stato un momento in cui ho creduto che tu pensassi la stessa cosa, ma non sono mai stato sicuro". E non avevo mai avuto il coraggio di sfidarlo su questo. Avevamo appena instaurato una routine familiare, con la sicurezza di una birra e una pizza il sabato sera. Anche se ciò che volevo davvero fare nel mio tempo libero era molto più eccitante, molto più terrificante. E con lui.

"Non voglio nuovi amici, nuove relazioni” sussurrai. "Voglio quello che ho con te. Proprio lo stesso e ancora di più. E lo voglio da sempre".

La sua mano si mosse sopra il bancone. Esitante. Raramente lo avevo visto titubante, il che era strano. Ma dopo questo disastro, ho pensato, tutto sarebbe stato strano, giusto?

"Non posso immaginare di stare senza di te" la mia voce era rauca "Quindi, vedi, le cose sono cambiate. Piuttosto imbarazzante per te, credo..."

"No." mi sorprese. C'era un tremito nella sua voce, come se la sua gola si fosse ristretta come la mia. "Non è affatto imbarazzante. Non ho alcun problema con tutto questo. Nessuno".

Credo di aver riso in quel momento, per rilasciare la tensione. Pensavo che stessimo ancora scherzando. O per lo meno che fosse lui a scherzare.

"Jason!" sembrò sgridarmi "Pensi che io sia contento che te ne vai? Io non volevo farti soffrire con i miei problemi. Voglio il meglio per te, lo sai".

Lo sapevo? "Non hai mai avuto problemi a dire quello che pensi". Credo che stessi cercando di prendermi gioco di me stesso.

La sua mano si chiuse sulla mia "Ma con te lo devo fare".

Ero confuso "Che amico sono io, allora?"

"Il più importante” m’interruppe. Il suo tono era ancora serio. Lo guardai negli occhi e questa volta l'emozione si trasmise anche alla parte più bassa del mio corpo. "Si, conti molto per me. Sei importante. Non voglio che tu te ne vada",

Lo fissai "Pensavo di essere un ostacolo".

"A cosa?" Alzò gli occhi al cielo "Che diavolo ho nella mia vita che vorrei fare senza di te?"

"Sei cambiato anche tu, allora?" chiesi. La cucina fredda si era improvvisamente surriscaldata intorno a noi: forse perché l’avevo riempita di tutte quelle sciocchezze.

"No." La sua risata fu più dolce di prima. "Mi sento allo stesso modo in cui mi sono sempre sentito. Lo so, avrei dovuto dire qualcosa prima, ma la prima volta che mi ha parlato del lavoro... sono rimasto scioccato e mi sono bloccato".

"Non voglio quel posto. Meglio che li chiami immediatamente”. Cercai disperatamente il mio cellulare. Avevo la testa vuota, avevo una deliziosa sensazione di gommapiuma nel cervello. Non riuscivo a smettere di sorridere in faccia a Ben. "Solo una rapida telefonata, posso lasciare un messaggio..."

"Non farlo", disse e non mi dispiacque la chiarezza del suo tono stavolta. "Abbiamo altri modi per trascorrere questa serata. Altre cose per stare tra noi. Tu ed io".

"Il film...?”

"Dimenticalo".

"La pizza si sarà rovinata..."

Alzò la mia mano e baciò lentamente la punta delle dita, come se volesse memorizzare ogni polpastrello.

Rimasi senza parole. Volevo diventare una creatura di questa abitudine, così tanto che mi faceva male. Così ho trovato la cura per il mio cuore ferito, con gli abbracci, con i baci e iniziando qualcosa di nuovo ed eccitante. E Ben lo ha fatto con me, sempre ridendo e con gli occhi brillanti di gioia.

lunedì 18 marzo 2013

C'ERA UNA VOLTA...

"C'era una volta..."
"Una volta quando?"
"Una volta, tempo fa..."
"Ma una volta una volta o una volta ieri?"
"No, direi una volta di tanto tempo fa."
"Ma diresti o ne sei sicuro?"
"Certo piccino che ne sono sicuro. C'era una volta, tanto tempo fa..."
"Ma sai che tanto tempo fa non significa nulla?"
"Come non significa nulla? Tanto tempo fa è tanto tempo fa."
"Già, ma per te che sei vecchio tanto tempo fa può voler dire, per esempio, cinquant'anni fa, ma per me che son piccolo, anche due anni sono tanto tempo fa."
"Accidenti che bambino puntiglioso. Allora diciamo: c'era una volta di tanto tempo fa, verso il milleduecento..."
"Perché verso il milleduecento... era il milleduecento o il milleduecentoventi o il millecentonovanta..."
"Perché non provi a chiudere gli occhi?"
"Perché mi piacciono le cose precise."
"C'era una volta, nel milleduecentoventidue... un principe che viveva nel suo bellissimo castello, ma era sempre triste perché non trovava una principessa..."
"Cioè, questo tizio, pieno di soldi e per giunta principe, si permette anche di essere triste. E allora il pescivendolo cosa deve fare, suicidarsi?"
"No, il pescivendolo non si suiciderà, ma io potrei strangolare te se non taci!"
"Certo papà, hai ragione."
"Allora: c'era una volta..."
"Papà."
"Sì, cosa c'è ancora?"
"Vai a dormire, che sei stanco."

domenica 17 marzo 2013

ADULTERIO VS. IPOCRISIA


V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Gv. 8, 1-11)

Siamo quasi all'epilogo della Pasqua, Gesù sale sul monte degli Ulivi ed è vicino il momento in cui farà la rivelazione, più radicale e più incomprensibile per l’uomo, della sua potenza: morire sulla croce. È uno “scandalo per gli Ebrei, follia per i popoli pagani” (1Cor 1,23).
Gesù aveva parlato già ai suoi discepoli della croce, un discorso che li stupì e li confuse. Quello che osservavano, nel comportamento sociale, è che l’uomo utilizza la debolezza degli altri per affermare il proprio potere. E' sempre stato così nella storia: Dividi et Imperat! Lo facevano al tempo di Gesù e lo fanno ancora oggi nella società attuale. I nostri prelati non sono da meno e anche i Farisei, che pretendono di usare una povera donna, colta in flagrante delitto di adulterio, per compromettere Gesù, gli danno in effetti l’occasione di insegnare con un esempio i suoi nuovi metodi.
In primo luogo Gesù mette in evidenza l’ipocrisia dei farisei: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra. Dopo, toglie loro qualsiasi argomentazione. Mette in evidenza la loro ignoranza colpevole della legge che insegna che Dio, essendo potente sovrano, giudica con moderazione e governa con indulgenza, perché egli opera tutto ciò che vuole (Sal 115,3). Infine - e questo è il punto più importante del Vangelo -, Gesù insegna alle folle che non esiste più grande manifestazione di potere che il perdono. La morte stessa non ha un così grande potere. In effetti, solo il potere di Cristo, che muore crocifisso per amore, è capace di dare la vita. E soltanto il potere che serve a dare la vita è vero potere. Vogliamo anche sottolineare un insegnamento rivolto all'adultera? Va e non peccare più. E allora perchè la Chiesa sostiene che due persone dello stesso sesso, che vivono un amore completo l'uno per l'altro, continua a sostenere che siamo nel peccato? Noi ci sforziamo di non peccare più, noi che siamo dediti l'uno all'altro e vogliamo coronare il nostro amore con il matrimonio, noi che ci siamo votati per il bene del nostro compagno o della nostra compagna come ogni altro eterosessuale. Ci vogliono relegare al ruolo dell'adultera? Noi che siamo deboli perchè una minoranza siamo costretti alla sottomissione della loro volontà. Non è così che stanno le cose e forti di questa convinzione combattiamo affinchè i soprusi e le violenze scompaiano presto dalla nostra società.

Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso,
perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità,
che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.

venerdì 15 marzo 2013

UNA SETTIMANA DA GAY

Articolo di Susan Donaldson James tratto dal sito ABC News (Stati Uniti), del 11 ottobre 2012, liberamente tradotto da un volontario di Progetto Gionata

A Nashville, nella sua chiesa cristiana, a Timothy Kurek, fu insegnata la lezione dell’ira di Dio di cui si narra nel racconto biblico di "Sodoma e Gomorra" ed egli credette che l'omosessualità fosse un peccato. "Si imparava a essere molto timorati di Dio", ha raccontato Kurek.
Secondo gli insegnamenti della sua chiesa "fare un atto d’amore è dire al mio amico gay: - Ehi, senti, sei un mostro e devi pentirti per andare in paradiso. Io ci credevo assolutamente, in tutto e per tutto".
Da adolescente, Kurek era così pio che i genitori dei suoi amici spesso lo chiamavano per mettere in riga i figli, se si comportavano male o infrangevano quella che ritenevano fosse la legge di Dio: "Stavo al telefono fino alle quattro del mattino, a chiedere loro di pentirsi dei loro peccati".
Ma circa quattro anni fa, quando una lesbica conosciuta a una serata di karaoke gli confidò che i suoi genitori l'avevano rinnegata a causa del suo coming out, Kurek comprese di averla ferita: "Sento che Dio mi ha preso veramente a calci nello stomaco. Stava piangendo tra le mie braccia e, invece di essere lì per lei, pensavo a tutti gli argomenti per convertirla".
Tormentato da come aveva agito, Kurek si chiese che cosa si provasse a essere gay e veramente solo. Quindi, anche se si riconosceva come eterosessuale, intraprese quello che uno scrittore religioso ha definito uno "spionaggio spirituale". Sarebbe vissuto come un uomo gay per un anno. “Alla fine è capitato. Avevo bisogno di entrare nella parte e di capire".
Ora che ha 26 anni e non è più omofobo, nella sua biografia "The Cross in the Closet", Kurek descrive il suo percorso, che comprendeva frequentare bar gay, affrontare la delusione della sua famiglia e il rifiuto dei suoi amici . Ha scelto oggi, il Giorno del Coming Out Nazionale e il Mese della Storia Nazionale LGBT, per lanciare la vendita del suo libro, impegnandosi a donare parte dei proventi a un ente di beneficenza a favore dei giovani senzatetto LGBT.
Spera di cambiare la mentalità, non solo della comunità cristiana, ma anche di quella LGBT, e colmare il divario nel dibattito sui diritti degli omosessuali. Alcuni esperti sostengono che il suo atteggiamento rifletta quello di altri giovani cristiani.
Secondo il Dr. Jack Drescher, psichiatra di New York City specializzato in tematiche LGBT, le nuove generazioni sono meno anti-gay rispetto alle precedenti: "La questione di 'amare il peccatore e odiare il peccato,' è un’idea che sono costretti a mettere in discussione. Alcuni degli slogan [sull'omosessualità] non funzionano più per le giovani generazioni? La condanna ha un prezzo umano".
Kurek aveva ricevuto istruzione a domicilio da parte dei genitori che non gli insegnarono mai a evitare o a odiare i gay. I genitori hanno ammesso di aver lottato contro l'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità. Pur avendo sempre voluto scrivere un libro, non terminò mai gli studi presso il Christian Liberty College di Lynchburg, in Virginia. Il diario che aveva tenuto ogni giorno per mesi, “iniziava a sembrare un libro".
Verso il 2009, nacque l'idea di pubblicarlo, in modo da documentare e conoscere l'omofobia. Per sei mesi ha tenuto scritti e progetti: “dovevo essere certo che il momento fosse quello giusto".
Ma un giorno, mentre era seduto in un bar in una zona di Nashville in cui si intersecano bar gay e frequentazioni di credenti cristiani, Kurek ha avuto il suo primo scontro. Mentre leggeva un libro a tematica gay, si accorse che c’era chi rideva alle sue spalle.
"Quando vide la copertina, un ragazzo mi avvicinò e mi disse: 'Tu sai che è radicalmente sbagliato - non si può essere gay e cristiani allo stesso tempo”. Kurek rispose: "Io sono gay e amo Dio".
Il piano di diventare gay era cominciato per davvero. Conoscevano la verità solo tre persone di cui lui aveva bisogno per realizzare il suo audace progetto: il suo migliore amico, una zia e Shawn, un amico gay che Kurek incontrava di notte al karaoke.
"Mia zia è la migliore amica di mia madre ed è più elastica nella sua fede. E’ riuscita anche ad ascoltare ciò che la mia famiglia mi stava dicendo alle spalle... Se mia mamma fosse uscita di testa, avrei dovuto saperlo".
Dopo una settimana, si rese conto che aveva bisogno di aiuto anche per respingere le avances degli uomini gay. Il generoso Shawn, che Kurek ha descritto come "un grande orsacchiotto nero e massiccio," diventò il suo "fidanzato per finta. "Mi serviva protezione per mantenermi equilibrato, per imparare le sfumature della cultura gay e come flirtare, e per avere una scusa quando i ragazzi ci provavano con me”.
Per essere credibile, Kurek imparò a tenersi per mano e ad abbracciare. Ma più di tutto, Shawn fu “la prima persona gay che ho lasciato entrare nel mio cuore. Era lì per me, completamente, durante tutto il tumulto emotivo ... mi fidavo di lui. Sapeva che sono etero e non si spinse troppo oltre. Mi insegnò a non avere paura".
Alla fine, la "repulsione" iniziale scomparve: "All'inizio, se un ragazzo mi avesse pizzicato il sedere, gli avrei tirato un pugno in faccia". La parte più difficile fu affrontare i suoi genitori, che erano divorziati. "Si faceva finta di niente…Il giorno dopo il mio coming out, curiosai nel diario di mia madre che aveva scritto: “Avrei preferito che il medico mi dicesse che avevo un cancro terminale, piuttosto che un figlio gay".
Con i suoi amici, prosegue Kurek, "la cosa che mi ha colpito di più è stata l'isolamento. Prima di fare coming out come gay, avevo una vita sociale molto intensa. Dopo che mi sono rivelato , non ho più sentito il 95% dei miei amici". Nel suo libro, Kurek evita la teologia: "Voglio che sia visto come un problema sociale. Quando evitiamo la gente, stiamo evitando Fred e John e Liz e Maria. Questi sono esseri umani. Alla fine si è rivelato un libro sul pregiudizio, non un libro sull’essere gay ”.
La risposta alla sua esperienza è stata positiva, secondo Kurek. Sua madre ora sostiene i diritti LGBT. La Rev. Waters Connie, pastora protestante e alleata LGBT di Memphis, che ha incontrato Kurek online quando lui metteva in discussione la visione della sua chiesa circa l’omosessualità, ha affermato di essere orgogliosa di lui e, pur non incoraggiando mai i suoi parrocchiani a mentire, nel caso di questo progetto sotto copertura, ha ammesso che è servito per uno scopo superiore: “Per Kurek apprezzare ciò che gli altri hanno passato è stato essenziale per sperimentare una minima parte di ciò che le persone LGBT devono vivere da molti anni per essere al sicuro. La sua trasformazione gli ha cambiato la vita.
Questo è quello che si spera sia l'obiettivo del cammino cristiano di fede. Per me è già sufficiente che egli sia cambiato, ma se gli altri impareranno da lui, sarà una benedizione ancora più grande”.



Testo originale: Cross in the Closet: Straight Christian Lives a Year as Gay Man