Con quell’ultimo appuntamento, Giorgio aveva finito la terapia con lo psicologo. Da una parte era contento perché non si sarebbe più dovuto sorbire altri incontri per aumentare la sua autostima, dall’altra ne era un po’ dispiaciuto perché la sua stima malgrado tutto non era aumentata. Uscendo dallo studio del dottore, sospirò rumorosamente, se non altro si sarebbe risparmiato un po’ di soldi per tutte quelle visite che non avevano risolto nulla. Salì in ascensore e schiacciò il bottone del pian terreno, poi si guardò nello specchio. La stessa faccia di sempre, la stessa autostima sotto i piedi. La stessa cicatrice che deturpava il suo volto.
Non era cambiato nulla.
Quando era poco più che un ragazzino, affidandosi troppo al suo amore per gli animali, Giorgio si era avvicinato ad un fienile dove un cane era legato per fare la guardia. Voleva dimostrargli la sua solidarietà per come era costretto a stare incatenato ad una catapecchia con pochi metri a disposizione per la propria libertà. Il cane però non era dello stesso parere e lo aveva azzannato al volto rovinandolo per sempre.
Le porte dell’ascensore si aprirono alle sue spalle. Distogliendo lo sguardo da se stesso l’uomo uscì, ritornando verso casa.
Era difficile dimenticarsi del proprio volto sfigurato, anche senza guardarsi allo specchio. Quella cicatrice non aveva deturpato solo il suo volto, ma anche la sua anima. Gli sguardi della gente te la facevano ricordare ogni momento. I volti degli sconosciuti che si soffermavano, le mani che andavano alla loro bocca per nascondere un cenno di ribrezzo. I bambini che guardavano spaventati e qualche volta si mettevano a piangere per lo spavento. Dio, era terribilmente difficile. Nel passato aveva anche pensato di farla finita, prendere delle pastiglie in quantità e addormentarsi per non risvegliarsi mai più. Chissà. Forse in paradiso non sarebbe più stato uno sfregiato e magari neanche più omosessuale.
E neppure solo. Terribilmente solo.
Il cellulare gli squillò dalla tasca. Il visore segnava la chiamata di Luca il suo amico e vicino di casa.
“Ciao Luca” rispose.
“Ciao bello. Dove sei?” chiese la voce allegra dell’amico.
“Sono uscito ora dallo studio dello strizzacervelli, sono quasi a casa. Hai bisogno di me?”
“Mi chiedevo se potessi accompagnarmi in un posto. Domenica è la festa della mamma e devo prenderle qualcosa. Non mi va di prendere i mezzi. Ti spiace?”
“No, no. Sono libero oggi.” lo rassicurò. “Ti suono appena arrivo”.
“Grazie, Giorgio, sei un amico. Mi faresti proprio un grosso favore”.
“Figurati, lo sai che mi fa piacere! Sono sempre a tua disposizione quando hai bisogno.”
Meno male che c’è Luca, pensò riagganciando. La sua compagnia gli avrebbe sicuramente risollevato il morale. Adorava ogni momento che trascorreva assieme a lui. Con lui poteva essere normale, gli faceva dimenticare di essere uno storpio. Lo trattava con gentilezza e non aveva timore di lui, era il suo migliore amico. Luca era anche l’uomo di cui era segretamente innamorato.
Quando arrivò a casa prese le chiavi della macchina e quindi suonò al campanello del vicino.
“Chi è?” chiese Luca da dietro la porta.
“Sono Giorgio, sei pronto?”.
“Sì, certo” rispose l’amico aprendo l’uscio di casa. “Ciao bello”.
“Ciao”
Luca lo abbracciò, chiuse la porta a chiave e si agganciò al braccio di Giorgio.
“Non prendi il bastone?” gli chiese questi.
“No, ci sei tu. Non ho bisogno del bastone”.
“Allora dove andiamo?”
“Non saprei. Cosa suggerisci?” chiese.
“Che ne dici di una borsa o di un foulard? Possiamo andare al centro commerciale e curiosare tra i negozi della galleria”.
“Buona idea”.
Quando arrivarono alla macchina Giorgio aprì la portiera del passeggero e lo fece sedere, poi andò al posto di guida e partirono.
“Allora, Giorgio? Com’è andata la seduta con lo psicologo?” chiese Luca.
“Era l’ultima” rispose laconico Giorgio.
“E… ?”
“E… non so. Mi sembra di non aver risolto nulla” ammise l’uomo. “Ho ancora la mia autostima sotto i tacchi delle scarpe”.
“Sai quello che ti dico sempre…”
“Sì, certo, ma è un po’ difficile” ammise l’altro.
“Che cosa è difficile, Giorgio? Autoconvincerti che hai una bella anima e che, se anche sei sfigurato, non ha nulla a che vedere con il tuo splendido carattere, con la tua generosità, la tua impagabile amicizia?”
L’uomo fece una pausa ma l’altro non rispose.
“Sai una cosa, Giorgio? Io non ho più il dono della vista. Da quando ero adolescente. Però vedo molto bene le persone, le vedo con l’anima. Non c’è modo migliore per scoprire la gente. Come diceva il piccolo Principe di Saint’Exupery: non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi. Questa non è una frase da biscotto della fortuna, è una profonda verità.”
Giorgio non sapeva cosa dire. Conosceva la storia dell’amico. Aveva perso la vista a causa di una malattia degenerativa degli occhi che lo avevano portato man mano alla completa cecità.
“Probabilmente” continuò “non avrei la capacità di scoprire il profondo dell’animo della gente, se avessi ancora la vista. Probabilmente mi fermerei alla visione esteriore della gente ma non riuscirei ad approfondire la conoscenza. Chissà?”.
Luca entrò nel parcheggio del centro commerciale cercando un posto.
“Ci conosciamo da quanto tempo, Giorgio? Sono venuto ad abitare nel palazzo sei mesi fa e ho avuto la fortuna di aver trovato un amico, trasferendomi. Da subito. Un amico che mi ha saputo accettare malgrado la mia cecità, una persona buona e generosa, che non mi ha mai negato un aiuto. Tu sei bello dentro, Giorgio. Non conta nulla l’aspetto esteriore”.
L’uomo finalmente parcheggiò ed emise un sospiro. Aveva gli occhi velati dalle lacrime. Luca girò il volto verso di lui, come se potesse vederlo realmente: “Io ti vedo come sei, Giorgio. Ed hai un volto bellissimo”.
Quindi si protese verso l’amico e lo baciò, solo che a causa della cecità aveva posato le sue labbra quasi sulla bocca di Giorgio e costui pensava fosse dovuto ad un errore. Invece Luca non si staccava, non dimostrava segni d’imbarazzo. Poi sentì la mano dell’amico sulla sua spalla ed egli lo tirava verso di sé. Le labbra di Luca si posizionarono meglio e la sua lingua cercò un varco tra quelle di Giorgio, che si aprirono generose.
Il bacio fu tenero, quasi amorevole, ma presto altri se ne aggiunsero sempre più famelici, sempre più caldi e passionali. Quando finalmente si lasciarono, i loro respiri erano affrettati.
“Vedi quanto mi piaci, stupidotto?” chiese Luca sorridendo.
“Desideravo baciarti da sempre, Luca. Avevo la possibilità di guardarti, di seguire le linee del tuo corpo, di osservare ogni tuo movimento perché tanto non potevi vedermi”.
“Oh, ma io ti vedevo, Giorgio. Con gli occhi del cuore” gli sussurrò.
Gli sorrise, poi ricordò che non poteva vederlo e stava per dirgli qualcosa, ma non trovava le parole. Ma l’altro lo interruppe: “Ora stai sorridendo, ti vedo”.
E finalmente trovò ciò che doveva dire: “Sì, sto sorridendo perché la mia autostima ha avuto una incredibile impennata, in questo momento”.
“Finalmente”.
“Meglio di tutte queste sedute dallo psicologo. Ci saremmo potuti pagare un viaggio, con quei soldi”.
“E invece siamo al centro commerciale” ribatté ridendo Luca.
“Posto molto poco romantico”.
“Basta fare come me: immaginare i romantici canali di Venezia, le spiagge assolate dei Caraibi, il giardino di una villa rinascimentale”.
“Sei incredibile!” si complimentò Giorgio.
“E tu sei bello. Ma fammi un favore, mostralo anche a quelli che ti vedono veramente, da oggi in poi”.
E così fu, da quel giorno gli amici e i conoscenti di Giorgio non notarono più il volto sfigurato dell’uomo, notarono il suo sorriso, La sua simpatia, la sua voglia di vivere, di divertirsi, di essere se stesso sempre ed in ogni occasione. E ancor più di tutto notarono come Giorgio e Luca fossero fatti l’uno per l’altro e quanto il loro amore fosse grande e solido.