
“Voglio andare in vacanza” gli urlò dalla cucina.
Ruggero alzò gli occhi al cielo: “Non ci sono soldi, quest’anno” gli ripeté paziente.
“Vorrà dire che faremo un mutuo, chiederemo un prestito, facciamo una colletta o li chiediamo a mia sorella!” sbuffò l’altro sbattendo una padella sul fornello. “Io però in vacanza ci voglio andare, anche a costo di andarci in tenda.
L’uomo seduto al tavolo della sala, sbuffò nuovamente alzando la testa dal foglio elettronico che stava compilando al computer: “Abbiamo dovuto pagare le tasse dell’anno scorso e non abbiamo ancora finito di pagare il mutuo, Gabriele!”
“Potevamo evitare di pagare le tasse, allora. Ma le vacanze no”.
“O magari evitare di comprare la macchina nuova, che ne dici?” gli urlò Ruggero sarcastico, cominciava a spazientirsi. Gabriele stava facendo un mucchio di capricci. Lo sapeva benissimo che le finanze familiari erano disastrose quell’anno. D’accordo, la macchina avevano dovuto comprarla per forza, senza di quella il suo compagno non avrebbe potuto lavorare: era tassista. E comunque con il leasing della banca sarebbero riusciti ad attutire la spesa. Riguardò i conti nuovamente e sbuffò: “Non ci siamo proprio, Gabriele. Non potremmo togliere qualche spesa extra?” chiese.
“Su cosa tagliamo? Possiamo evitare di mangiare, Ruggero?” gli gridò l’altro, “Possiamo mangiare pane e patate, pane e cipolle oppure pane e rape. Che ne pensi?”
“Potremmo, in effetti. Oppure potremmo disdire l’abbonamento al digitale, possiamo evitare di comprare i giornali e ridurre le riviste mensili. Evitare di uscire al ristorante una volta alla settimana. Se tu ti portassi qualcosa da casa per pranzo, potresti evitare la spesa del bar”.
Gabriele fece capolino dalla porta della cucina: “Stai scherzando? Dimmi che stai scherzando. Devo tagliare io su tutte le spese?” la sua voce salì di un’ottava e comincò un elenco sulle dita della mano: “Dobbiamo disdire il digitale, perché IO guardo le partite di calcio? Dobbiamo evitare di prendere quotidiani e riviste, perché IO durante le pause tra una corsa e l’altra li leggo? Dobbiamo rinunciare ad uscire una volta la settimana, perché sono IO quello che fa da mangiare in casa e ogni tanto voglio essere servito? Devo portarmi la schiscetta da casa, perché IO lavoro tutto il giorno e non torno a casa a pranzo? E no, eh! Per favore, dimmi che stai scherzando!”
“Amore, ma cerca di ragionare…”
“E devo anche ragionare! Oltre a non fare le vacanze e a rinunciare alle mie cose, devo anche essere quello consenziente” Gabriele si tolse il grembiule e lo gettò indignato a Ruggero. “Bene, sai che c’è bello mio? Preparala tu la cena! Vado a portare Jolly a fare la passeggiata.” Il cane appena si era sentito nominare e vedendolo prendere il guinzaglio gli corse dietro e, insieme al suo padrone, infilarono l’uscio di casa. La porta si chiuse sbattendo alle loro spalle.
Gabriele non era veramente arrabbiato, era più che altro dispiaciuto. Era vero, Ruggero aveva ragione. C’erano state delle spese impreviste ultimamente. Oltre al periodo di crisi del mercato, alle ristrettezze per le finanze italiane, alle tasse, anche il condominio ci aveva dato dentro con una botta di spese di manutenzione, peraltro necessarie. E in più c’era stata la spesa del taxi nuovo, ma il motore ormai aveva macinato troppi chilometri, andava cambiata. La sua rabbia era che una persona, due nel loro caso, doveva lavorare e spaccarsi le reni per poi non riuscire a farsi neanche una settimana di ferie al mare o in montagna. Non era giusto. Con la scarpa calciò via un ciottolo dalla strada. Jolly lo guardò male, poi continuò ad annusare in giro.
Aveva bisogno di rilassarsi con una sigaretta ma le aveva lasciate nel giubbotto a casa. Poco male, all’angolo c’era la tabaccheria. Entrò e prese un pacchetto da dieci, accanto alla cassa c’erano i gratta e vinci. “E se…” si domandò.
Proviamo con la fortuna. Magari sarebbe girata dalla parte giusta una volta tanto. Acquistò un biglietto da 5 euro. Vinci fino a 5 milioni di euro, c’era scritto sopra. Una bella vacanza alle Maldive! Prese una monetina e cominciò a grattare, e grattare, e grattare.
Tre simboli uguali, 10 euro. Sembra buttare bene, si disse. Jolly si accucciò a terra come se avesse compreso che sarebbe passato molto tempo.
“Me ne dai altri due, per favore?” chiese alla ragazza dall’altra parte del bancone. Annoiata lei gli allungò un paio di schedine.
Gabriele, alzò gli occhi al cielo in una tiepida preghiera non voleva 5 milioni di euro, ma almeno una sommetta che avrebbe finanziato le loro vacanze. Una crociera nel Mediterraneo! Poi cominciò a grattare. Il primo biglietto gli procurò altri 10 euro. Il secondo gli rispose con una sonora pernacchia.
“Altri dieci euro”, disse alla ragazza sempre più annoiata.
“Ne vuoi altri due?” chiese lei, masticando la cicca con un’aria da giovenca al pascolo ma già pronta a staccarli dalla strisciata.
“Sì, per favore” le sorrise. “Voglio quello in alto e il secondo, se non ti dispiace”.
“Guarda che non funziona, sai? Il biglietto che vince può essere uno qualunque di quelli tra il primo e l’ultimo”.
“Se non ti dispiace…” tentò di chiedere lui.
“Come vuoi” disse rassegnata, sembrava sul punto di addormentarsi di botto.
Un viaggio organizzato last minute! Sperò tra sé e sé. Il primo biglietto aveva cinque segni diversi ma mancava da grattare il numero jolly: “Jolly, Jolly, vieni fuori” cantilenò “il mio dolce cagnone si chiama Jolly”. Il cane lo guardò con aria di sufficienza. Gabriele grattò anche l’ultimo numero e (fanculo) anche quello era totalmente diverso.
Decise che con il secondo biglietto sarebbe partito dal numero Jolly, giusto per scaramanzia. Effettivamente sembrò portargli fortuna, il tagliando gli regalò tre segni uguali e ne mancavano due da grattare. Una vacanza in Sardegna… ti prego, ti prego. Grattò il penultimo. Niente. E anche l’ultimo era diverso, ma aveva comunque vinto venti euro.
“Questi sono venti euro” disse eccitato alla cassiera.
“Minchia, che fortuna.” rispose lei con la voce monotona, entusiasta come poteva essere una vacca davanti ad una catasta di letame fumante.
Troia, pensò Gabriele. “Me ne dai quattro?” disse invece. Il ‘per favore’ se lo poteva ficcare su per le trombe di Eustachio.
Due settimane in campeggio sulla riviera romagnola...
Gratta.
Gratta.
Gratta.
Gratta.
I quattro tagliandi gli fruttarono un buono da cinque e uno da cinquanta. Era sul punto di prendere tutta la vincita in biglietti, ma decise che ne avrebbe preso solo uno.
“Qui c’è un cinquanta e lo incasso, qui un cinque e me ne dai un altro” disse alla mucca Carolina. La ragazza allungò la banconota e poi il gratta e vinci. Gabriele mise tutto in tasca e chiamò il cane che, scodinzolando, si alzò e lo seguì obbediente sulla strada di casa. Non era pentito di aver osato la fortuna, in fin dei conti con cinque euro ne aveva vinti cinquanta. Salì le scale ed entrò in casa.
Ruggero gli corse incontro con l’aria mortificata: “Amore, ti sei calmato?”
Gabriele lo guardò negli occhi, quei due profondi pezzi di carbone che lo avevano fatto innamorare da subito e che lo guardavano ora con venerazione e tanta speranza. Lo baciò sulle labbra.
“Si, mi sono calmato tesoro” gli sorrise. “E ho vinto cinquanta euro. Mettili in cassa” gli disse allungando il denaro e il gratta e vinci.
Ruggero stava per urlargli contro che non si buttano via i soldi in quella maniera, ma Gabriele aveva l’aria ancora abbattuta e decise di star zitto. E poi in fin della fiera avevano guadagnato, quindi perché discutere nuovamente?
Gabriele si rimise ai fornelli. Accese la fiamma. Aspettò che il soffritto sfrigolasse e buttò il riso.
“Cinquantamilaaaaaaaaaaa” sentì Ruggero urlare dal salotto.