Oggi è giorno di gnocchi e come al solito eccovi la mia ricetta settimanale. Era un piatto ricchissimo questa volta, ho deciso dunque di servirvelo in due portate ehm... puntate. Gli gnocchi sono in verde questa settimana e prendendo spunto da un film di Villaggio l'ho intitolato al suo bosco vecchio. Alla prossima!
giovedì 14 marzo 2013
mercoledì 13 marzo 2013
CAFFE' CON PANNA
Vorrei inaugurare una nuova rubrica settimanale.
Siccome mi diletto di scrittura creativa, vi inserirò di tanto in tanto un breve racconto scritto da me. Pregherei di evitare di scopiazzare e postare da altre parti. Un giorno questo materiale potrebbe servirmi per pubblicare un libro di racconti.
Fatemi sapere se è di vostro gradimento.
La parte adulta del suo cervello sapeva che era andato in tilt, ma la parte più infantile, quella che lo riportava ai litigi dell’asilo, si rifiutava di fare marcia indietro. Greg bevve un sorso del suo caffè espresso, godendo il sapore amaro che si irradiò nella sua bocca. Purtroppo non era l'unica cosa amara di quella mattina e rimanere nascosto in un angolo appartato della terrazza del suo bar preferito, non migliorava di certo la situazione.
Cercò di distrarsi dai propri pensieri sfogliando il giornale ma, vagabondando attraverso gli articoli senza metterli veramente a fuoco, pian piano la sua coscienza si fece più aggressiva, fino a che non fu troppo forte da poter essere ignorata. Sbuffò sonoramente e accantonò irritato il quotidiano. Okay, sapeva che Carl non era un angelo, ma non lo aveva mai tradito. Sì, era un costante flirtare, sempre pronto con quel suo sorriso sfacciato e se Greg ci pensava onestamente, quel sorriso era una delle tante cose che amava dell’altro. Quindi la sfilza di accuse che egli aveva gettato e riversato addosso a Carl, erano probabilmente… e va bene! …sicuramente, immeritate. Del resto Carl lo aveva chiamato per dirgli che non sarebbe venuto dopo il suo turno, come era solito fare e la scusa era stata più che ragionevole, ma da dopo Justin, Greg aveva trovato difficile fidarsi di qualsiasi nuovo partner.
Un'ombra cadde su di lui ed alzò lo sguardo, socchiudendo gli occhi al sole. In piedi accanto a lui c’era la figura del suo compagno: alto, con le spalle larghe.
"Volevi un altro caffè? Sono nuovo e ancora nel periodo della formazione, quindi potrebbe non essere così buono come quello della casa".
Prima che Greg potesse dire qualcosa, Carl continuò: "Sai, lavoravo da Delany, giù sulla Quinta, ma il mio compagno non era troppo felice con tutta l'attenzione che mi davano spesso, così ho smesso". Carl piegò la testa da un lato e Greg resse il gioco.
"E 'un tipo geloso?"
Il biondo annuì, chinandosi a pulire il tavolo con un panno: "Non ha ragione di esserlo, ma a volte dovrei comprenderlo meglio, lui è stato preso in giro un paio di volte".
"Mi sembra che il tuo amico sia un po' idiota".
Carl si strinse nelle spalle: "Lo siamo entrambi."
Greg si guardò intorno per controllare che fossero da soli e Carl gli afferrò il polso, tirandolo verso il basso in grembo, a cavallo sulle sue gambe.
"Mi dispiace, è solo che..."
Carl lo zittì, premendo un leggero bacio sulla sua fronte: "Lo so, ma devi imparare a fidarti di me, ragazzo".
"Non lo faccio apposta. Solo che odio il modo in cui gli altri ragazzi ti guardano, come se stessero morendo di fame e divento un troglodita, e ti voglio rapire nel mio appartamento, e non lasciarti mai".
Carl passò le dita lungo la guancia di Greg: "Devo lavorare e, a differenza di un certo architetto sexy, non ho una laurea sulla quale contare. Ci sono solamente alcuni tipi di lavoro che posso fare".
Greg strofinò il naso nella pelle morbida del collo di Carl, respirando l'odore dell’uomo che amava, il profumo di colonia di Carl lo eccitava.
«Non vedo perché tu non debba rimanere solo con me ed essere il mio barista personale" disse, le sue mani scivolarono lungo la schiena di Carl fino a che non si posarono sul suo sedere tornito: "Potresti sempre tornare al college".
Carl si appoggiò allo schienale: "Vuoi che venga ad abitare da te? Hai sempre detto che dopo Justin..."
Greg guardò in faccia Carl, rendendosi conto che stava rovinando il rapporto per colpa del suo ex, quasi nello stesso modo in cui Justin lo aveva ferito: "So che ho detto che non volevo vivere di nuovo con qualcuno, ma tu non sei lui. Non sei affatto come lui e ho bisogno di iniziare a pensare al mio futuro e non al mio passato".
Per avvicinarlo, Greg fece scivolare le dita tra i capelli morbidi di Carl e lo tirò più vicino. Le loro labbra si incontrarono, dapprima teneramente in un dolce bacio che parlava di amore e devozione, poi sempre più ardentemente. Carl si agitò in grembo, facendo ringhiare Greg in risposta alla scintilla del suo bisogno profondo. Questi fece scivolare l'altra mano sotto il grembiule legato intorno alla vita di Carl, trovando i bottoni dei jeans del suo ragazzo.
Il bacio fu profondo fino a che Greg lavorò sui pantaloni di Carl. Un sospiro soffiato fece gemere il suo compagno quando le sue dita sfiorarono la punta del membro di Carl.
"Non dobbiamo, non qui" ansimò Carl.
"Non c'è nessuno qui. Solo io e te".
Carl era meraviglioso, con gli occhi appannati che lo fissavano nel sole caldo, le palpebre tremolanti non del tutto chiuse. La sua bocca aperta ansimava leggermente quando Greg stringeva la mano intorno alla sua virilità, la calda carne ardeva sempre più al suo tocco. Lentamente la sua mano cominciò un movimento di pompaggio su e giù, Greg stuzzicò Carl con colpetti casuali del pollice sopra il suo glande e, ogni volta, Carl si piegava in avanti per seppellire il suo volto nella spalla di Greg.
Greg accelerò il movimento, rapito dai rumori del suo ragazzo, l'ondulazione delle anche di Carl lo invitavano ad un attrito delizioso con il suo corpo. Ma questa volta non era per lui. Questa volta era per Carl e Greg strinse il membro del suo ragazzo con fermezza, fino a mungere nell'orgasmo, gli umori virili del suo corpo tremante.
Ritirò la mano, avvolse le braccia intorno a Carl, tenendolo fermo fino a che il suo respiro tornò normale e la corsa degli ormoni fu placata. Carl lo guardò, tutto rosso, con gli occhi pieni di lussuria, il colore delle guance di Carl trasmettevano al mondo quello che avevano fatto, ma a Greg non interessava.
"Sei bellissimo".
"Dio, quanto ti amo" sussurrò Carl, quasi con disperazione.
Greg ridacchiò e tenne stretto Carl: "Sei anche tu piuttosto divertente".
Scivolando via dalle gambe di Greg, Carl si divincolò con disagio richiudendosi la patta dei jeans mentre Greg si asciugava le mani su un tovagliolo di carta pulito.
Carl tese la mano. "Andiamo. Ho fatto il mio compito per oggi. Torniamo a casa nostra. Voglio farti sentire bene così come mi fai sentire tu". Prendendo la mano tesa, Greg sorrise: "Spero che tu non lo dica a tutti i tuoi clienti".
Carl sorrise sfacciatamente: "Solo a te".
Siccome mi diletto di scrittura creativa, vi inserirò di tanto in tanto un breve racconto scritto da me. Pregherei di evitare di scopiazzare e postare da altre parti. Un giorno questo materiale potrebbe servirmi per pubblicare un libro di racconti.
Fatemi sapere se è di vostro gradimento.
Un'ombra cadde su di lui ed alzò lo sguardo, socchiudendo gli occhi al sole. In piedi accanto a lui c’era la figura del suo compagno: alto, con le spalle larghe.
"Volevi un altro caffè? Sono nuovo e ancora nel periodo della formazione, quindi potrebbe non essere così buono come quello della casa".
Prima che Greg potesse dire qualcosa, Carl continuò: "Sai, lavoravo da Delany, giù sulla Quinta, ma il mio compagno non era troppo felice con tutta l'attenzione che mi davano spesso, così ho smesso". Carl piegò la testa da un lato e Greg resse il gioco.
"E 'un tipo geloso?"
"Mi sembra che il tuo amico sia un po' idiota".
Carl si strinse nelle spalle: "Lo siamo entrambi."
Greg si guardò intorno per controllare che fossero da soli e Carl gli afferrò il polso, tirandolo verso il basso in grembo, a cavallo sulle sue gambe.
"Mi dispiace, è solo che..."
Carl lo zittì, premendo un leggero bacio sulla sua fronte: "Lo so, ma devi imparare a fidarti di me, ragazzo".
"Non lo faccio apposta. Solo che odio il modo in cui gli altri ragazzi ti guardano, come se stessero morendo di fame e divento un troglodita, e ti voglio rapire nel mio appartamento, e non lasciarti mai".
Carl passò le dita lungo la guancia di Greg: "Devo lavorare e, a differenza di un certo architetto sexy, non ho una laurea sulla quale contare. Ci sono solamente alcuni tipi di lavoro che posso fare".
Greg strofinò il naso nella pelle morbida del collo di Carl, respirando l'odore dell’uomo che amava, il profumo di colonia di Carl lo eccitava.
«Non vedo perché tu non debba rimanere solo con me ed essere il mio barista personale" disse, le sue mani scivolarono lungo la schiena di Carl fino a che non si posarono sul suo sedere tornito: "Potresti sempre tornare al college".
Carl si appoggiò allo schienale: "Vuoi che venga ad abitare da te? Hai sempre detto che dopo Justin..."
Greg guardò in faccia Carl, rendendosi conto che stava rovinando il rapporto per colpa del suo ex, quasi nello stesso modo in cui Justin lo aveva ferito: "So che ho detto che non volevo vivere di nuovo con qualcuno, ma tu non sei lui. Non sei affatto come lui e ho bisogno di iniziare a pensare al mio futuro e non al mio passato".
Per avvicinarlo, Greg fece scivolare le dita tra i capelli morbidi di Carl e lo tirò più vicino. Le loro labbra si incontrarono, dapprima teneramente in un dolce bacio che parlava di amore e devozione, poi sempre più ardentemente. Carl si agitò in grembo, facendo ringhiare Greg in risposta alla scintilla del suo bisogno profondo. Questi fece scivolare l'altra mano sotto il grembiule legato intorno alla vita di Carl, trovando i bottoni dei jeans del suo ragazzo.
Il bacio fu profondo fino a che Greg lavorò sui pantaloni di Carl. Un sospiro soffiato fece gemere il suo compagno quando le sue dita sfiorarono la punta del membro di Carl.
"Non dobbiamo, non qui" ansimò Carl.
"Non c'è nessuno qui. Solo io e te".
Carl era meraviglioso, con gli occhi appannati che lo fissavano nel sole caldo, le palpebre tremolanti non del tutto chiuse. La sua bocca aperta ansimava leggermente quando Greg stringeva la mano intorno alla sua virilità, la calda carne ardeva sempre più al suo tocco. Lentamente la sua mano cominciò un movimento di pompaggio su e giù, Greg stuzzicò Carl con colpetti casuali del pollice sopra il suo glande e, ogni volta, Carl si piegava in avanti per seppellire il suo volto nella spalla di Greg.
Greg accelerò il movimento, rapito dai rumori del suo ragazzo, l'ondulazione delle anche di Carl lo invitavano ad un attrito delizioso con il suo corpo. Ma questa volta non era per lui. Questa volta era per Carl e Greg strinse il membro del suo ragazzo con fermezza, fino a mungere nell'orgasmo, gli umori virili del suo corpo tremante.
Ritirò la mano, avvolse le braccia intorno a Carl, tenendolo fermo fino a che il suo respiro tornò normale e la corsa degli ormoni fu placata. Carl lo guardò, tutto rosso, con gli occhi pieni di lussuria, il colore delle guance di Carl trasmettevano al mondo quello che avevano fatto, ma a Greg non interessava.
"Sei bellissimo".
"Dio, quanto ti amo" sussurrò Carl, quasi con disperazione.
Greg ridacchiò e tenne stretto Carl: "Sei anche tu piuttosto divertente".
Scivolando via dalle gambe di Greg, Carl si divincolò con disagio richiudendosi la patta dei jeans mentre Greg si asciugava le mani su un tovagliolo di carta pulito.
Carl tese la mano. "Andiamo. Ho fatto il mio compito per oggi. Torniamo a casa nostra. Voglio farti sentire bene così come mi fai sentire tu". Prendendo la mano tesa, Greg sorrise: "Spero che tu non lo dica a tutti i tuoi clienti".
Carl sorrise sfacciatamente: "Solo a te".
martedì 12 marzo 2013
LE PAROLE DEL SILENZIO
Il vero amore non combatte mai la libertà.
Se amate qualcuno, approvereste che faccia tutto ciò che gli piace. Nel momento in cui l’altro lo desidera, sareste d'accordo.
Non fareste mai intrusione nella sua vita privata e non cerchereste di rubare la sua intimità.
La caratteristica fondamentale dell'amore è accettare gli altri per come sono, non tentare mai di rimodellarli in base alle proprie esigenze, nel definire qui, nel sistemare là, come fanno di solito le coppie e gli amici.
Se amate, non chiedete nessuna condizione.
E se non amate, per quale motivo ne sareste interessati?
Le cose sono molto semplici.
La persona che amate si deve lasciare in pace, lasciare che sia ciò che desidera.
Quella che non amate non è niente per voi, dunque può anche fare quello che vuole.
Se riuscite ad avere una relazione d’amore senza gelosia, qualcosa di solido e prezioso sarà istallato nella vostra vita.
Osho
lunedì 11 marzo 2013
L'AMORE CIECO
Si racconta che un giorno si riunirono in un luogo della terra tutti i sentimenti e le qualità degli uomini. Quando la noia si fu presentata per la terza volta, la follia, come sempre un po’ folle, propose: “Giochiamo a nascondino!”.
L’interesse alzò un sopracciglio e la curiosità, senza potersi contenere, chiese: “A nascondino? Di che si tratta?”
“É un gioco, – spiegò la follia – in cui io mi copro gli occhi e mi metto a contare fino a 100 mentre voi vi nascondete e, quando avrò terminato di contare, il primo di voi che scopro prenderà il mio posto per continuare il gioco.”
L’entusiasmo si mise a ballare, accompagnato dall’euforia. L’allegria fece tanti salti che finì per convincere il dubbio e persino l’apatia alla quale non interessava mai niente…
Però non tutti vollero partecipare: la verità preferì non nascondersi (perché, se poi alla fine tutti la scoprono?), la superbia pensò che fosse un gioco molto sciocco (in fondo ciò che le dava fastidio era che non fosse stata una sua idea) e la codardia preferì non arrischiarsi.
“Uno, due, tre…” cominciò a contare la pazzia.
La prima a nascondersi fu la pigrizia, che si lasciò cadere dietro la prima pietra che trovò sul percorso, la fede volò in cielo e l’invidia si nascose all’ombra del trionfo, che, con le proprie forze, era riuscito a salire sulla cima dell’albero più alto.
La generosità quasi non riusciva a nascondersi: ogni posto che trovava le sembrava meraviglioso per qualcuno dei suoi amici. Che dire di un lago cristallino? Ideale per la bellezza. Le fronde di un albero? Perfetto per la timidezza. Le ali di una farfalla? Il migliore per la voluttà. Una folata di vento? Magnifico per la libertà. Così la generosità finì per nascondersi in un raggio di sole.
L’egoismo, al contrario, trovò subito un buon nascondiglio, ventilato, confortevole e tutto per sé, la menzogna si nascose sul fondale degli oceani (non è vero, si nascose dietro l’arcobaleno), la passione e il desiderio al centro dei vulcani. L’oblio… non mi ricordo… dove?
Quando la follia arrivò a contare 99 l’amore non aveva ancora trovato un posto dove nascondersi poiché li trovava tutti occupati, finché scorse un cespuglio di rose e alla fine decise di nascondersi tra i suoi fiori.
“Cento!” – contò la follia, e cominciò a cercare.
La prima a comparire fu la pigrizia, solo a tre passi da una pietra. Poi udì la fede, che stava discutendo con Dio su questioni di teologia, e sentì vibrare la passione e il desiderio dal fondo dei vulcani. Per caso trovò l’invidia, e poté dedurre dove fosse il trionfo. L’egoismo non riuscì a trovarlo: era fuggito dal suo nascondiglio, essendosi accorto che c’era un nido di vespe. Dopo tanto camminare, la follia ebbe sete, e nel raggiungere il lago scoprì la bellezza.
Con il dubbio le risultò ancora più facile, giacché lo trovò seduto su uno steccato senza avere ancora deciso da che lato nascondersi.
Alla fine trovò un po’ tutti: il talento nell’erba fresca, l’angoscia in una grotta buia, la menzogna dietro l’arcobaleno, infine l’oblio, che si era già dimenticato che stava giocando nascondino. Solo l’amore non le appariva da nessuna parte. La follia cercò dietro ogni albero, dietro ogni pietra, sulla cima delle montagne. Proprio quando stava per darsi per vinta scorse il cespuglio di rose e cominciò a muoverne i rami, quando, all’improvviso, si udì un grido di dolore: le spine avevano ferito gli occhi dell’amore…!
La follia non sapeva più che cosa fare per discolparsi: pianse, implorò, domandò perdono…arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.
L’Amore accettò le scuse.
Da allora l’Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.
domenica 10 marzo 2013
PORCI E MAIALI
IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO C)
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». (Lc. 15, 1-3; 11-32)
Al contrario delle dure parole del Vangelo della scorsa settimana, oggi ci viene proposta una parabola di misericordia, di perdono paterno, il famoso racconto del Figliol prodigo. Il mezzo per il quale veniamo perdonati è Gesù, vero coming out di Dio nella storia della religione e proprio con questo pensiero si apre la liturgia di questa settimana “O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione”: Il Vangelo ci annuncia una misericordia che è già avvenuta e ci invita a riceverla in fretta: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”, dice san Paolo (2Cor 5,20).
Di fronte all’amore del padre, il peccato del figlio risalta maggiormente. La sofferenza e le privazioni sopportate dal figlio minore sono la conseguenza del suo desiderio di indipendenza e di autonomia, e di abbandono del padre. La nostalgia di una comunione perduta risveglia in lui un altro desiderio: riprendere il cammino del focolare familiare.
Mai come in questo racconto mi riscopro cristiano LGBT, posso essere un peccatore, un reietto dai più, un guardiano di porci, ma sono destinato alla salvezza. Io so che rientro nell'amore del Padre e sono già stato perdonato se, convertendomi a Dio (e qui il racconto si allinea a quello della settimana scorsa), e con questo desiderio del cuore, suscitato dalla grazia, riesco a rivalutarmi agli occhi del Signore.
La figura del fratello maggiore ci ricorda che non ci comportiamo veramente da figli e figlie se non proviamo gli stessi sentimenti del padre. Il perdono passa per il riconoscimento del bisogno di essere costantemente accolti dal Padre. Il vero peccatore agli occhi di Dio non è dunque il figliol prodigo, ma colui che, pur rimanendo nella casa del Signore, condanna il fratello ad essere per sempre reietto.
La figura del fratello maggiore ci ricorda che non ci comportiamo veramente da figli e figlie se non proviamo gli stessi sentimenti del padre. Il perdono passa per il riconoscimento del bisogno di essere costantemente accolti dal Padre. Il vero peccatore agli occhi di Dio non è dunque il figliol prodigo, ma colui che, pur rimanendo nella casa del Signore, condanna il fratello ad essere per sempre reietto.
Ho in mente qualcuno delle alte schiere ecclesiastiche che può tranquillamente interpretare questo ruolo in una commedia teatrale. Tanti che in più, commettendo il nostro stesso "peccato", ipocritamente ci rifiutano sostenendo che siamo condannati alla perdizione eterna.
Convertitevi miei cari cardinali, vescovi e sacerdoti. Solo così la Pasqua diventa per il cristiano una festa del perdono ricevuto e di vera fratellanza.
sabato 9 marzo 2013
venerdì 8 marzo 2013
FESTA DELLA N... ops DONNA
Auguri alle mie amiche, alle mie lettrici e a coloro che sono passate dalle mie parti solo per caso.
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